mercoledì 18 dicembre 2013

Recensione partecipata de "La morte dei Caprioli Belli" di Ota Pavel (Keller ed.)


Il gruppo di lettura “Scrittori al margine”, ha avuto al centro del suo dibattito mensile il libro di Ota Pavel, La morte dei caprioli belli,  Keller ed. (per un breve riassunto si rinvia alla scheda del libro nella pagina dedicata al gruppo di lettura). Sulla base del confronto che si è sviluppato tra i partecipanti del gruppo di lettura, abbiamo cercato di costruire una recensione partecipata e collettiva, dove tutti hanno avuto la possibilità di esprimere il proprio parere e la propria opinione sul libro. In questo modo si vuole “archiviare” quanto viene prodotto dagli incontri dei diversi gruppi, in modo tale che tutti, sia i partecipanti sia i curiosi o i potenziali nuovi partecipanti, possano avere conoscenza dell'attività del gruppo di lettura. Come detto, questo è un esperimento e come tale è suscettibile di miglioramento. Quindi invito, chiunque voglia commentare e arricchire questa recensione partecipata, a farlo attraverso i commenti sottostanti.

Il libro presentato è un romanzo dello scrittore e giornalista ceco di origine ebraica Ota Pavel, dal titolo evocativo “La morte dei caprioli belli”. E' un romanzo ambientato tra gli anni 30 e gli anni subito dopo la seconda guerra mondiale e l'avvento del comunismo in Cecoslovacchia. Al centro della scena vi è la vita quotidiana della famiglia ebraica dell'autore che si intreccia con una serie di vicende storiche e tragiche che si alternano in quegli anni in Cecoslovacchia. In generale il romanzo è risultato molto interessante e ha dato la possibilità ai lettori di conoscere un momento della storia cosí tragico, utilizzando parole semplici ed immagini leggere. Il romanzo è un misto di ironia e allegoria, unita alla profondità di alcuni temi e l'approfondimento dei numerosi drammi che la storia impone alla famiglia.

[Pag. 74]. Due giorni prima della partenza, papà stava spalando la neve davanti a casa. In quel periodo dovevamo le tasse alla comunità ebraica e ci aspettavamo una visita da parte della comunità. Davanti a casa si fermò un'auto e ne uscirono tre uomini in borghese, e il primo attaccò subito:
Guardate che miracolo un ebreo che fa qualcosa”
E il papà in risposta:
In compenso voi non fate un cavolo”
E quel signore:
Per chi ci ha preso?”
Il papà se lo studiò, uno aveva un'aria molto ebrea, e quindi decise:
Sembrate tutta la comunità ebraica messa insieme”
Quel signore a sua volta decise che bastava, tirò fuori il distintivo e disse: “Geheime Staatspolizei”
Bene la Gestapo, si disse papà e fece a voce alta:
“Alla faccia del Kaiser”
A quelli della Gestapo la cosa dovette in qualche modo piacere perchè uno di loro, con i baffetti, disse” Sembra che non siate un cacasotto, e allora venite a farci vedere dov'è che tenete nascosti i fucili e i mitragliatori”. E poi ci perquisirono la casa da cima a fondo. In una stanza rimasero a guardare stupiti, avevano trovato in una casa ebrea un alberello di Natale decorato con la stagnola, e quello con i baffetti rivolse perfino un sorriso alla mamma. Poi salirono fino in soffitta e in fondo a un angolo scoprirono un pacco incartato. Diedero ordine a papà di aprire. Dissero:
Guarda un'pò il compagno Masaryk il bolscevico. Portatelo giù”
E ormai non scherzavano più con papà e quello con i baffetti non sorrideva più alla mamma. Lo stesso papà dovette prendere il busto del signor presidente e buttarlo dall'altro sul cemento del cortiletto e poi dovette anche romperlo pezzo per pezzo con la scure. Se ne andarono e la mamma, che a questo proposito aveva già una certa esperienza, disse che si trovavano ancora dei tedeschi per bene. Ma il papà si limitò a sputare. Il giorno dopo venimmo a sapere che quei tedeschi per bene, quello stesso giorno erano stati da noi avevano passato per le armi due famiglie ebree dei dintorni.

Il padre, Leo, è la figura centrale del romanzo. E' un padre guascone, ma al tempo stesso coraggioso, determinato e testardo. Prima dell'occupazione nazista, lui si vanta di essere il miglior venditore di elettrodomestici della zona e racconta numerosi aneddoti della sua carriera da venditore, come quando riuscí a vendere una aspirapolvere ad una coppia che viveva in un paese senza elettricità. Tuttavia la leggerezza con la quale il padre affronta la vita è solo apparente e viene spesso eclissata nei momenti centrali del romanzo, come nell'episodio della disperata caccia ai caprioli, che dovevano servire come nutrimento (non solo in senso fisico ma anche spirituale), per figli in partenza. Come emerge da un'attenta lettura del romanzo, vi è una intensa e continua lotta per l'esistenza e per la sopravvivenza, fatta da persone assolutamente ordinarie, che affrontano la vita quotidiana, con tutte le gioie e le difficoltà che questa porta con se. Sono evidenti espressioni molto forti, che potrebbero turbare il lettore ed aleggia un clima di tragedia e di preoccupazione. Ma, malgrado questa preoccupazione, l'autore riesce a rendere facilmente fruibile al lettore la tensione che deriva da questa lotta, senza dare giudizi di valore, ma rappresentando solamente la realtà. La storia, con i suoi drammi (l'occupazione nazista, la deportazione degli ebrei, la seconda guerra mondiale e infine l'avvento del comunismo) è appena accennata e rimane sullo sfondo della vita quotidiana della famiglia. Ed è proprio questa la straordinarietà del romanzo, una scelta che sembra essere consapevole e ricercata da parte dell'autore.

Il libro potrebbe tranquillamente essere inserito in quell'ampio filone della letteratura ebraico orientale, in cui emerge in modo molto deciso l'umorismo ebraico nel raccontare le tragedie della storia, che tuttavia è contaddistinto da una intensa malinconia, quasi che l'autore, nello scrivere il libro, altro non fa che rivivere momenti della sua storia personale in modo nostalgico.
In tutto il romanzo un elemento fondamentale sono gli animali. Le trote del laghetto nel primo capitolo, il caparbio cane Holan, i caprioli, che danno il titolo (scelto dall'editore italiano) al romanzo, i conigli nel finale. Di questi, uno rappresenta un momento di svolta del romanzo: il capriolo, che viene descritto nei minimi dettagli, potrebbe rappresentare la metafora di un'infanzia finita, della rottura della storia, che deriva dall'occupazione nazista e dalla guerra, ovvero una metafora della perdita dell'innocenza.


[Pag.59] Il papà si sfrego gli occhi. Sul pendio di fronte, piuttosto vicino, pascolava un capriolo, lo aveva evidentemente mandato all'ultimo momento il dio degli ebrei. Papà afferrò il cannocchiale e se lo studiò. Belle corna, le più belle di tutte quelle che aveva visto prima della guerra al castello Krivoklàt. Era un capriolo addirittura divino. La testa possente era sostenuta da un collo forte, quasi da cervo, e ardeva tutto di un particolare colore rossiccio e giallo, come se fosse venuto dalle fiamme dell'inferno, e non dal signore iddio in persona.

In conclusione, La morte dei caprioli belli, è un libro straordinario di un autore straordinario. E' un libro che prima o poi nella propria vita andrebbe letto, perchè Ota Pavel dimostra una sensibilità drammatica che pochi altri autori possono vantare. La sua capacità di descrivere nei dettagli gli aspetti della vita quotidiana, di colorare e fissare in eterno quei momenti di vita che altrimenti andrebbero persi, è la sua principale dote.
Come è emerso nella discussione di tutti i membri del gruppo di lettura, è un libro assolutamente da leggere.

VOTO: 4,5/5

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